27/01/12

Recensione di "Irma Vep" su The Cave

Di Fabrizio Vecchioni

Sei tracce scritte senza dare nulla per scontato. Melodie adattate e adatte per qualsiasi momento della giornata: in macchina durante un lungo viaggio nelle prime luci di un tramonto invernale o ascoltate privatamente in cuffia mentre si sfoglia un romanzo in libreria, in metro o tra la folla della piazza. Gli Amp Rive sono un gruppo strumentale italiano, di Reggio Emilia per le precisione. Nati nel 2005 con il nome (anagrammato) Irma Vep e sin dai primi anni di attività s’inseriscono in un bel giro di live aprendo i concerti per numerose band italiane (tra le quali The Zen Circus e Le Luci della Centrale Elettrica) e partecipando a diversi festival cinematografici per accompagnare dal vivo la visione di Vampyr (1932) di C.T. Dreyer con un colonna sonora originale composta da loro stessi. Il primo giorno di ottobre dello scorso anno, per l’etichetta francese Als Das Kind, esce l’album Irma Vep, titolo dato per rendere omaggio al loro percorso di formazione. Il risultato è un buon disco di debutto in chiave post-rock dai toni studiati e concisi, dove per ogni traccia si respira la giusta maturità e determinata passione, particolarmente sentita nel primo singolo estratto, Best Kept Secret, accompagnato da un piacevole video musicale. Molto più godibile se ascoltato con il giusto stato d’animo.

http://thecavemusic.blogspot.com/2012/01/amp-rive-irma-vep.html


Free Download:   
Amp Rive - Irma Vep (Als Das Kind, 2011) 

20/01/12

Recensione di "Irma Vep" su Musica Rovinata

Di Francesco Caprai

"Gli Amp Rive sono una costola dei The Death of Anna Karina, nelle persone di  Adriano e Luca, i quali insieme a Gualtiero Venturelli (chitarra), Alessandro Gazzotti (basso), Chicco Bedogni (synth) e Daniele Rossi (chitarra e violoncello) hanno dato nuova vita a questo progetto molto, molto particolare.
Infatti si potranno ascoltare nel loro Irma Vep (in free download) dei rimandi ai TDOAK, questo senz'altro, ma parlare di semplice progetto parallelo è un po' riduttivo. Gli Amp Rive ci presentano infatti un album completamente strumentale, definibile come post-rock giusto per dare orientative etichette.
Registrato presso l'Igloo Audio Factory con il buon Andrea Sologni (che ha messo lo zampino anche nelle chitarre e nei synth) dei Gazebo Penguins in cabina di regia, questo album si presenta come un lavoro che potremmo chiamare concettuale, In quanto i singoli brani trovano nella ricerca melodica e sonora il loro punto di unione. Difatti non è questo un album strumentale fatto per mettere in luce la tecnica della band, ma si ricerca piuttosto la sonorità coinvolgente, la melodia coinvolgente. E poi, le aperture. Ovvero quando le canzoni si aprono e spalancano panorami, anzi paesaggi. Mi hanno ricordato molto i Mogwai, se si deve fare un nome impegnativo. Per questo brani come "Procession" (che non a caso è nella nostra compilation, in free download qui) o "Best Kept Secret" tolgono il fiato, per la capacità di riuscire ad aprirti le ali. E te che neanche sapevi di poter volare, sempre lì con il culo sulla sedia.
Ed è difficile trovare parole per un disco che di parole non ne ha, che lascia spazio alla musica, alle sensazioni quasi primitive che questa può darti. Ecco, lo definirei un disco primitivo. Nella accezione più positiva del termine: un lavoro che ti rimette in contatto con le emozioni, con i momenti in cui la musica ti si insinua dentro.
E non abbiam bisogno di parole."

Free Download:   
Amp Rive - Irma Vep (Als Das Kind, 2011) 

02/01/12

Recensione di "Irma Vep" su Ondalternativa

Di Gabriele Solo Mangano

"Malinconia. Ecco la prima parola che mi viene in mente appena inizio ad ascoltare questo lavoro degli Amp Rive. E sia chiaro che non è da intendersi come valore negativo per un album. Al sottoscritto, come spero ai più accaniti ascoltatori di musica (seria), la musica deve prima di tutto trasmettere qualche emozione per far crescere inconsapevolmente la voglia di continuare ad ascoltare fino in fondo ogni brano di un disco, soprattutto quando si tratta di musica strumentale, come in questo caso.

L’album inizia con “Procession” e subito la mia mente mi trasporta in quei suoni lontani, tipicamente anni ’70, che mi ricordano con grande stupore e apprezzamento per questa band i primissimi Deep Purple (impossibile farsi confondere dall’intro) e i momenti più melodici dei Pink Floyd. Un pezzo che si lascia ascoltare e che scivola via bene fino ad arrivare all’apertura intorno ai 3 minuti dove invece mi viene voglia di chiudere gli occhi e immaginare posti diversi, persone strette nei miei ricordi. Quando una canzone mi da queste sensazioni, per me c’è senza dubbio del valore. Segue “Best kept secret”, seconda traccia tradotta anche in video, che, apprezzabile anch’essa, non mi da le stesse emozioni della prima “Procession”. Ottima comunque anche qui l’apertura. Passo a “A sort of apology” dove un bellissimo intro di batteria lascia spazio ad un gustoso gioco tra le chitarre. Devo ammettere che qui gli intensi giochi di chitarra e tastiera mi appassionano talmente tanto da non notare che la sezione ritmica sta facendo un egregio lavoro.  Un intenso finale mi porta a “Clouded down”. Qui le melodie non mi danno proprio le stesse emozioni della precedente traccia ma riesco invece ad apprezzare a pieno le incursioni di basso e alcune “cavalcate” e rullate di batteria che, per tornare qualche riga più su, mi ricordano il grande Ian Paice. Una canzone molto lunga, più di otto minuti, che mi accompagna a “If”. L’inizio si lascia ascoltare come tutto il resto dell’album fin’ora, ma verso il minuto e venti ecco che di nuovo mi torna quella voglia di chiudere gli occhi che ho avuto con la prima traccia. Di nuovo continuo ad ascoltare e verso i tre minuti e quaranta, o giù di li, richiudo gli occhi. Immediatamente dopo ricomincia quella splendida armonia tra tutti gli strumenti, fino ad esplodere in un’apertura veramente piena di suoni che si intersecano perfettamente tra di loro.  Aspetto la fine di “If” per passare a “The apocalypse in F”, ultima song dell’album. Molto piacevole anche questa traccia finale che mi accompagna con dolcezza alla chiusura dell’album.

Il giudizio finale è che questo è un album di valore, senza alcun dubbio, suonato tecnicamente bene, a volte forse un po’ troppo ‘trascinato’, il che comunque non da assolutamente fastidio. “Procession” e “If” le tracce più belle e emozionanti. Una musica libera mi verrebbe da dire, in un momento dove la libertà di espressione artistica è minacciata dalla dittatura della musica pre-confezionata. Consiglio questo album a chi ha voglia di emozionarsi fondendo la musica degli Arm Rive con la propria mente.
Lo sconsiglio invece a chi si aspetta la canzone da singolo da 3 minuti in cui si racconta l’amore vero ai tempi del liceo."